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1.22 VENDING PASS 2022

GREEN PASS: GLI ADEMPIMENTI NEL VENDING

Il susseguirsi degli interventi legislativi volti a fermare l’aumento dei contagi da Covid-19 ha reso più difficile, per aziende e cittadini, capire cosa si può fare con la Certificazione Verde e cosa sia impedito per chi non ce l’ha. Alcuni chiarimenti sull’attività tramite distributori automatici

 

L’emergenza epidemiologica determinata dal Covid-19 è tutt’altro che terminata. Questa situazione ha indotto il legislatore a emanare recentemente nuove norme che riguardano l’obbligo di Certificazione Verde Covid-19, nella forma del Green Pass e del Super-Green Pass. In particolare, il D.P.C.M. 22 gennaio 2022 ha allargato il novero delle attività per accedere alle quali è obbligatoria la Certificazione Verde.

Questa ultima evoluzione normativa interessa il settore della ristorazione e, conseguentemente, quello del Vending. Pertanto, uno degli interrogativi più frequenti che ci si pone nel nostro settore è in che modo e in che misura queste novità normative influenzino, in concreto, il servizio di Distribuzione Automatica.

E’ possibile fornire risposta al sopra accennato quesito affrontando la questione sotto due diverse prospettive per l’imprenditore:

  1. Gli adempimenti nei confronti dell’utenza che acquista dai distributori automatici e consuma nelle aree all’uopo preposte o antistanti le macchine;

  2. Gli adempimenti nei confronti dei propri lavoratori.

 

 

ACQUISTARE DAL DISTRIBUTORE

Sotto il primo aspetto, il citato DPCM del 22/01/2022 prevede espressamente l’obbligo del Green Pass per accedere a un ampio ventaglio di servizi e attività commerciali. Al contrario, non è tenuto a possedere la Certificazione il soggetto che fruisca di servizi di tipo alimentare e di prima necessità, da soddisfarsi mediante l’accesso esclusivo alle attività commerciali di vendita al dettaglio.

Il servizio di ristorazione mediante distributori automatici rientra, a parere dello scrivente, in quelle attività che non necessitano della suddetta Certificazione Verde per poter usufruire dei servizi erogati. Da un lato, infatti, il Vending ha ad oggetto principalmente servizi alimentari di prima necessità e, dall’altro, la peculiarità del servizio di ristorazione mediante l’utilizzo di distributori automatici, oltre a rientrare nella vendita al dettaglio, è proprio quella di non necessitare dell’intervento di alcun addetto per l’erogazione del servizio. L’acquisto si perfeziona mediante l’interazione con un macchinario. La limitazione della fruizione di detto servizio sarebbe del tutto illogica. Infatti, non essendoci alcun tipo di contatto o interazione tra soggetti non vi è alcun pericolo di contagio.

 

ACQUISTARE E CONSUMARE PRESSO I DISTRIBUTORI

Se è pacifica la possibilità di fruire dei servizi erogati mediante distributori automatici, più problematica è la questione relativa alla contemporanea possibilità di consumare i prodotti acquistati dai distributori automatici nelle aree all’uopo predisposte.

La fruizione dei servizi acquistati dai distributori automatici soggiace alle limitazione previste per i luoghi pubblici al chiuso dove è possibile accedere soltanto con il Super Green Pass, di cui al  decreto-legge 26 novembre 2021, n. 17 , per come modificato dal decreto-legge 24 dicembre 2021, n. 221 e dal decreto-legge 30 dicembre 2022, n. 229 - il quale ha esteso tale obbligo a una serie di altri spazi, come musei, piscine o palestre - e, più recentemente, dal D.P.C.M. 22 gennaio 2022.

E’ dunque evidente il seguente paradosso: l’utente può accedere alle aree di ubicazione dei distributori automatici e acquistare i beni in essi contenuti ma, senza Super Green Pass, non può consumare detti beni nelle aree antistanti o in quei luoghi ove sia necessario possedere detta Certificazione.

Dunque, anche se non formalmente esplicitato dal legislatore c’è, nei fatti, una netta separazione tra acquisto dei beni tramite distributori, per il quale l’utente non ha bisogno di alcuna certificazione, e consumazione di quanto acquistato, per la quale l’utente ha invece bisogno del Super Green Pass.

Il motivo di tale distinzione tra la possibilità di acquistare e quella di consumare, a seconda che il soggetto sia, o meno, dotato di certificazione verde rafforzata, deriva dalla necessità di rimuovere i dispositivi di protezione individuale (mascherina ffp2) per poter consumare i cibi e le bevande.

L’accesso e la fruizione dei punti di ristoro presenti all’interno dei locali ove sono ubicati i distributori automatici deve essere controllata e regolamentata dal soggetto che gestisce le aree, nella maggioranza dei casi, l’azienda/ente che concede gli spazi per l’installazione delle macchine. Più specificatamente, il datore di lavoro ovvero il soggetto che, da contratto, gestisce l’area di “somministrazione/consumazione”.

L’obbligo di far rispettare le prescrizioni previste per legge grava, quindi, sul soggetto che gestisce l’area o ne regolamenta la fruizione. Si ritiene che la società di gestione vending sia, al più, onerata ad esporre adeguati avvisi che segnalino le regole di buona condotta e di fruizione dei servizi offerti, in coordinamento con il soggetto beneficiario del servizio. Data l’eterogeneità delle situazioni, è tuttavia assai difficile illustrare una casistica esaustiva di come ci si debba regolare nello specifico; occorre ribadire che le soluzioni adottate dovranno conformarsi  ai principi e alle misure volte al contenimento della diffusione del Covid-19 sopra accennate.

 

ADEMPIMENTI DELL’AZIENDA VERSO I DIPENDENTI

Sotto un secondo profilo, per quanto concerne gli adempimenti posti a carico del datore di lavoro nei confronti dei lavoratori, salvo il caso previsto per gli Over 50, i quali, a far data dal 1° febbraio 2022, sono obbligati ex lege a vaccinarsi per poter svolgere l’attività lavorativa, i lavoratori che non rientrano in tale fascia di età devono unicamente possedere il semplice Green Pass. Pertanto, nel caso in cui detti soggetti non dovessero essere vaccinati, essi dovranno continuare a effettuare regolarmente dei tamponi per essere in regola con la certificazione verde richiesta.

Nel caso in cui il lavoratore non dovesse ottemperare alle prescrizioni di legge, ovvero l’obbligo vaccinale per gli Over 50 o il possesso della certificazione verde rilasciata mediante tampone o ciclo vaccinale, il datore di lavoro avrà l’obbligo di sospendere il lavoratore dallo svolgimento dell’attività lavorativa, senza però poter procedere al licenziamento. Durante il periodo di sospensione il lavoratore non avrà diritto ad alcuna prestazione retributiva ma conserverà il posto di lavoro.  

 

Avv. Eugenio Tristano

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1.21 IL CONTRATTO DI GESTIONE

IL CONTRATTO DI GESTIONE NEL VENDING: CRITICITA’ E PROGRAMMAZIONE

Come noto, la distribuzione automatica, come altri settori del commercio di natura più tradizionale, nel tempo si è evoluta e strutturata, sviluppando competenze manageriali, di pianificazione e gestione, implementando i meccanismi di studio, funzionamento e redditività del business.

A fronte di questa evoluzione, non sempre i gestori (e gli stessi clienti), al momento della sottoscrizione del contratto di vending, sono consapevoli delle conseguenze giuridiche delle proprie scelte.

Spesso, infatti, la regolamentazione del rapporto avviene attraverso modelli prestampati, nella totale assenza di valutazione degli effetti negoziali derivanti da quanto appena firmato e dei connessi, possibili rischi.

E’ invece opportuno pianificare e prevedere a quali esiti conduca la disciplina introdotta dalle clausole dell’accordo, soprattutto nel caso del  - sempre possibile - futuro divergere delle volontà delle parti e dell’eventuale, conseguente contenzioso.

La natura giuridica del contratto di vending

Stante la sua atipicità, è difficile stabilire univocamente la natura giuridica del contratto di vending, che, nelle sue varie declinazioni, può assumere articolazioni differenti, a seconda della forma e dei contenuti scelti dai contraenti.

Analizzando la casistica del settore, è possibile notare che nella prassi commerciale vengono utilizzate figure contrattuali atipiche, idonee a porre l’accento, alternativamente, sull’una (concedente) o l’altra parte del rapporto (gestore), ovvero sulla concessione degli spazi (“contratto di comodato d’area per l’istallazione di distributori automatici”, “contratto di installazione di distributori automatici per la somministrazione di bevande ed alimenti”), piuttosto che sulla vendita dei prodotti (“contratto di fornitura”, “contratto di somministrazione di bevande ed alimenti mediante distributori automatici”).

Al fine di determinare a quale tipologia contrattuale ricondurre il rapporto, occorrerà, dunque, di volta in volta, indagare l’intento comune dei contraenti, sia attraverso l’analisi del tenore letterale delle clausole, sia del comportamento complessivo delle parti, anche posteriore alla conclusione del contratto (Cass. civ. Sez. II, 11 novembre 2021, n. 33451).

La predisposizione del contratto

In sede di predisposizione del contratto, particolare attenzione dovrà essere posta nella scelta dell’oggetto e del contenuto negoziale, in quanto questi elementi determineranno, in concreto, i futuri effetti che produrrà l’accordo. Nella fase di redazione del contratto, bisognerà allora modellare le clausole in funzione dei propri interessi, soprattutto in previsione dell’insorgere di possibili contrasti con la controparte.

La scelta del “tipo” contrattuale assume infatti importanza fondamentale in caso di “patologia” del rapporto. Accade frequentemente che una parte decida di interrompere unilateralmente l’esecuzione del contratto, in contrasto con l’interesse dell’altra parte alla prosecuzione del rapporto in essere.

In tali ipotesi, la “forza negoziale” dei due soggetti e la tutela delle loro reciproche posizioni potrà essere valutata in base a quanto contrattualmente stabilito. Conoscere in anticipo la propria posizione giuridica costituisce un rilevante vantaggio competitivo.

Un caso molto frequente, ad esempio, è quello del concedente gli spazi che ricevuta un’offerta reputata più conveniente da una gestione concorrente, intimi al gestore di rimuovere le macchine.

Quali sono gli elementi da poter utilizzare per risolvere il contratto da parte della proprietà? E quali sono, invece, le “frecce” all’arco del gestore?

La prima operazione da compiere è l’analisi del contratto, per stabilire, come detto, a quale figura negoziale sia assimilabile il rapporto in essere.

Un volta individuata la figura contrattuale di riferimento, occorrerà analizzarne le caratteristiche, per avere contezza degli obblighi e dei diritti nascenti dall’accordo di specie.  

A questo punto, potrà essere predisposta la sequenza di azioni più opportuna (lettere, diffide, ingiunzioni, azioni risarcitorie, etc.), con la consapevolezza degli effetti prodotti dal contratto di specie.

Un esempio pratico, è costituito dalla regolamentazione della concessione degli spazi: se nel contratto questa viene qualificata come comodato d’uso, il concedente, data la gratuità del rapporto, potrà pretendere la risoluzione del contratto secondo la propria volontà (ad nutum) e senza attendere la naturale cessazione dello stesso. Al contrario, se si sarà data prevalenza all’erogazione del servizio, considerando le aree come strumentali rispetto alla somministrazione o alla fornitura dei beni, il concedente dovrà rispettare le norme codicistiche in materia di prestazioni corrispettive e, qualora non lo facesse, sarebbe responsabile per i danni subìti dalla controparte. 

Analoghe considerazioni possono essere svolte con riferimento ai contratti stipulati con la Pubblica Amministrazione.

All’esito della procedura di selezione del contraente, e fatte salve alcune specificità dovute all’evidenza pubblica, la successiva fase di esecuzione è infatti disciplinata dal diritto comune, con conseguente insorgenza, dal momento della stipula del contratto, di diritti ed obblighi civilistici in capo alle parti.

 

Conclusivamente, data l’evoluzione della società e dei rapporti economici, con competizione sempre crescente fra i vari players del settore, è oggi consigliabile la programmazione e la supervisione legale di tutti i rapporti contrattuali, onde prevenire e poter gestire le eventuali criticità che dovessero insorgere nel corso dell’esecuzione delle gestioni.

 

Avv. Eugenio Tristano

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1.22 Esposizioni pubblicitarie sui distributori automatici. E’ dovuta l’imposta sulla pubblicità?

Le attuali tecnologie, come noto, consentono l’installazione di schermi a led sui distributori automatici, con possibilità di proiettare pubblicità di terze parti, estranee al gestore e al cliente.
Frequenti sono infatti i casi di proiezione di videomessaggi pubblicitari negli spazi pubblici, come aeroporti, stazioni o strutture vending sulla pubblica via, sfruttando le superfici delle macchine erogatrici dei prodotti o le facciate laterali delle installazioni.
Tali moderne forme di advertising si affiancano a quelle tradizionali, rappresentate dall’apposizione di pannelli fotografici sulle macchine.
Questi innovativi mezzi di comunicazione rilanciano il tema della tassazione, ponendo al gestore la problematica relativa all’eventuale pagamento di imposte per la diffusione dei messaggi pubblicitari.
Con specifico riferimento alla tematica oggetto del presente approfondimento, la normativa di riferimento stabilisce chiaramente il perimetro di applicazione dell’imposta sulla pubblicità.
L'art. 1, comma 816, della Legge 27 dicembre 2019, n. 160 (Legge di Bilancio 2020) ha disposto che dal 2021 comuni, province e città metropolitane istituiscano il cd. canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria, che riunisce in una sola forma di prelievo le entrate relative all’occupazione di aree pubbliche e la diffusione di messaggi pubblicitari.
Tale canone ha sostituito la previgente tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (TOSAP) ed il canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (COSAP), l’imposta comunale sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni (ICPDPA), il canone per l’installazione dei mezzi pubblicitari (CIMP), nonché il canone per l’occupazione delle strade.
Ciò chiarito, l’ulteriore domanda alla quale rispondere è se la pubblicità mediante video sugli schermi integri la fattispecie di un’attività pubblicitaria.
A tale quesito deve darsi risposta positiva, posto che, in aree pubbliche o all'interno di un luogo aperto al pubblico, quale, ad esempio, un centro commerciale, tale diffusione di messaggi è destinata ad attirare l'attenzione della potenziale clientela presente sul posto sui servizi e sui prodotti offerti, rivestendo il carattere di invito o stimolo verso il pubblico alla fruizione del servizio offerto o all'acquisto dei prodotti disponibili (così: Cass. civ., Sez. Trib., 21 giugno 2021, n. 17622).
Occorre in ultimo precisare che l’indicazione dei servizi offerti mediante i video o le scritte apposte sulle apparecchiature automatiche sono connotati dalla funzione pubblicitaria anche se riguardano la stessa attività del gestore.
Accanto all’aspetto impositivo, è altresì di rilievo la questione riguardante il rapporto tra il contratto di concessione degli spazi per l’installazione delle macchine e quello pubblicitario.
La gestione dovrà infatti concordare con il concedente gli spazi forme e modi della diffusione delle immagini. Nel caso, poi, di concessione pubblica, occorrerà preventivamente analizzare la documentazione di gara, per avere contezza della possibilità concreta di utilizzare i distributori per diffondere messaggi pubblici e predisporre un piano economico finanziario in funzione del canone richiesto e dei costi complessivi del servizio.

In sede di predisposizione del contratto, particolare attenzione dovrà allora essere posta a tutti gli elementi che determineranno, in concreto, i futuri effetti, anche economici, che produrrà l’accordo. In tale fase, bisognerà quindi modulare le clausole in funzione della tassazione e degli oneri conseguenti, per non vedersi esposti a rischi non previsti ed oneri inaspettati.


Avv. Eugenio Tristano